Cent'anni di reggiseno
Il primo “reggiseno” fa la sua comparsa nell’Antica Roma, in due versioni: il mammillare, una fascia di cuoio che appiattisce il seno, e lo strophium, che avvolge senza comprimere. Rimane in auge fino all’avvento del Cristianesimo, quando il rifiuto di tutto ciò che attiene alla differenziazione sessuale porta all’abolizione degli indumenti intimi. Seguono secoli “bui” nei quali si parla più di corsetti che di reggiseni fino a che, dopo la Rivoluzione francese, eliminate tutte le “armature” e i cerchi si torna alla sobrietà del “fichu”, un fazzoletto che avvolge il seno e lo sostiene. In epoca Napoleonica, nessuna esaltazione del busto, solo una maglia color carne sotto la tunica trasparente, mentre con la Restaurazione torna il gusto delle linee curve e fanno la comparsa i busti che resteranno in auge fino al secolo successivo.
Solo negli anni ’10 del Ventesimo secolo fa la sua comparsa il precursore dell’attuale reggiseno. Le opinioni sono controverse sulla vera data di nascita, l’unico fatto certo è che i primi reggiseni erano molto destrutturati, più simili a corti top. Sembra che diversi prototipi fossero stati disegnati a partire dal 1887, ma solo nel 1914 la statunitense Mary Ann Phelps brevettò il suo reggiseno, due triangoli di tessuto uniti da nastri, rivendendo poi il brevetto alla Warner Brothers.
Negli anni ’20, la moda degli abiti alla garçonne richiede un fisico androgino, Hermine Cadolle inventa il “serrapetto” che viene indossato per appiattire le curve. E’ negli anni ’30 che il reggiseno diventa con lo slip in cotone a coste e il reggicalze l’abbigliamento intimo standard sotto gli abiti, spesso indossato senza sottoveste. Con la fine degli anni ’30 e l’invenzione di una nuova fibra sintetica, il Nylon, inizia la produzione dei reggiseno più simili a quelli attuali, anche se l’avvento della guerra impone un periodo di austerity anche all’abbigliamento, esterno e intimo, e pizzi e merletti diventano privilegio di poche.
Alla fine della guerra, quasi una reazione agli anni di restrizioni, la silhouette femminile esplode: ritornano i reggiseno e i bustier che esaltano il seno e affinano la vita, l’industria della corsetteria riparte alla grande. Per tutti gli anni ’50, la parola d’ordine è “evidenziare le forme”, i reggiseni sono costruiti in modo da dare al seno la forma a punta che, unita alla vita da vespa ottenuta grazie alla guaina, delinea la silhouette tipica dell’epoca.
Arrivano gli anni ’60, inizia sottotono un movimento che porterà a una donna completamente nuova, più libera da condizionamenti e più libera anche nel vestire. Svanito il su misura, ecco il pret –à-porter , con l’avanzata della minigonna e dei pantaloni arrivano i collant e i gambaletti, la donna ha bisogno di praticità e comfort. Anche i reggiseni diventano più naturali, perdono le forme esasperate a punta.
Ed ecco avanza il femminismo, gli anni ’70 sono il decennio della definitiva liberazione femminile: gettato, almeno metaforicamente, il reggiseno alle ortiche, le donne si sentono più simili agli uomini e in grado di tener loro testa. Il reggiseno rimane, ma si fa impalpabile trasparente, con coppe senza cuciture, per coprire senza costringere, e riscopre un po’ le linee e le forme dei primi prototipi di inizio secolo.
Ad ogni azione una reazione: gli anni ’80 vedono comparire le donne “manager” che vestono panni simil maschili per ottenere rispetto e autorevolezza sul lavoro, ma sotto il tailleur rivendicano la propria femminilità. La lingerie ritorna ad essere molto femminile, costruita per sedurre, colorata e realizzata con materiali eleganti e raffinati.
Gli anni ’90 sono il trionfo della modellazione del corpo, la ginnastica e la vita attiva diventano un must. Dove non riesce l’attività fisica, intervengono il reggiseno push-up, un best seller dei primi anni ’90, o le guaine che aggiungono volume ai glutei. L’utilizzo dei nuovi materiali come le microfibre apre le porte ad una serie di innovazioni che rendono il reggiseno e tutta la lingerie sempre più confortevole.
Con l’inizio del nuovo Millennio, prende sempre più forza la tendenza al benessere, verso reggiseni che accarezzano la pelle e non si sentono addosso, senza rinunciare alla capacità di sostenere e modellare che è sempre più sentita, dato che, vuoi per maggiore attività fisica e migliore alimentazione, e anche grazie alla chirurgia estetica, aumenta la richiesta di misure di coppa più grandi.